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Il
parco è suddiviso in quattro
zone nelle quali operano, a
seconda dell’interesse
naturalistico, particolari
divieti e limitazioni,
funzionali alla conservazione e,
quindi, alla valorizzazione
delle risorse che costituiscono
il patrimonio dell’area protetta.La
zona A (di riserva
integrale), estesa per 24.546,
comprende i sistemi boschivi
alle quote più elevate, le
uniche stazioni siciliane di
tasso (Taxus baccata) ed alcuni
affioramenti rocciosi. Oltre i
1200 metri sul livello del mare,
sono localizzate varie faggete
(circa 10.000 ettari), mentre a
quote comprese fra gli 800 e i
1200 metri, sui versanti esposti
a nord, e tra i 1000 e i 1400
metri, sui versanti meridionali,
è dominante il cerro. Ampie aree
per il pascolo s’aprono, inoltre
fra faggete e cerrete. È
importante evidenziare che il
faggio trova
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nel parco l’estremo
limite meridionale della sua area di diffusione.
A quote meno elevate (600-800 metri sul livello
del mare) si trova la sughera che, in
particolare nel territorio di Caronia, forma
associazioni di grande pregio ecologico. Sono,
infine, comprese nella zona A le stazioni delle
specie endemiche più importanti e le zone umide
d’alta quota, nonché tratti d’interessanti corsi
d’acqua. La zona B (di riserva generale),
estesa per 46.879 ettari, include le rimanenti
formazioni boschive ed ampie aree destinate al
pascolo, localizzate ai margini dei boschi.
Sono, inoltre, presenti limitate zone agricole
ricadenti in aree caratterizzate da elevato
pregio naturalistico e paesaggistico. La zona
C (di protezione), estesa per 569 ettari,
comprende nove aree, strategicamente distribuite
sul territorio, in cui sono ammesse le attività
rivolte al raggiungimento d’importanti finalità
del parco quale, ad esempio, la realizzazione di
strutture turistico-ricettive e culturali. La
zona D (di controllo) è l’area di preparco
estesa per 13.593 ettari. Essa costituisce la
fascia esterna dell’area protetta consente il
passaggio graduale nelle aree a più alta valenza
naturalisticaI Nebrodi, assieme alle
Madonie
ad ovest e ai
Peloritani
ad est, costituiscono l’Appennino siculo. Essi
s’affacciano, a nord, direttamente sul
Mar Tirreno,
mentre il loro limite meridionale è segnato
dall’Etna,
in particolare dal fiume
Alcantara
e dall’alto corso del
Simeto.
Gli elementi principali che più fortemente
caratterizzano il paesaggio naturale dei Nebrodi
sono l’asimmetria dei vari versanti, la
diversità di modellazione dei rilievi, la
ricchissima vegetazione e gli ambienti umidi.
Connotazione essenziale dell’andamento
orografico è la dolcezza dei rilievi, dovuta
alla presenza d’estesi banchi di rocce argillosi
ed aranacei: le cime, che raggiungono con Monte
Soro la quota massima di 1847 s. l. m., hanno
fianchi arrotondati e s’aprono in ampie vallate
solcate da numerose fiumare che sfociano nel Mar
Tirreno. Ove però predominano i calcari, il
paesaggio assume aspetti dolomitici, con profili
irregolari e forme aspre e fessurate. È questo
il caso del Monte San Fratello e, soprattutto,
delle Rocche del Crasto (1315 m. s. l. m.). È
importante, infine, sottolineare il diffuso
processo di progressivo acculturamento del
territorio del parco che ha portato, nel corso
dei secoli, ad una trasformazione dei Nebrodi da
paesaggio naturale in paesaggio culturale.
Tratto da
Wikipedia |