SANTUARIO DEL TINDARI
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A ridosso del promontorio di Tindari, si trova Marinello: una serie di strani ed invitanti laghetti (dalle limpide acque, ove il mare è perennemente calmo e la sabbia delle spiagge è soffice e vellutata), che il dinamismo del bacino eoliano cambia continuamente, specie quando sull’arenile si abbattono violente le mareggiate.Sono molte le leggende riguardanti questo posto e il fenomeno ad esso connesso.La leggenda racconta, infatti, che “una signora venuta da un lontano paese con una bambina, per adorare la Vergine che immaginava bella, dal volto divino e soffuso da verginale candore, rimase delusa quando vide che l’effigie miracolosa offerta alla sua venerazione aveva al volto il colore bronzato di un’etiope; adempiuto a malincuore il voto, uscì sulla terrazza ove, pel disappunto provato, proruppe sdegnata: la vista di una schiava negra non valeva davvero il disagio del lungo cammino. Appena proferita l’irriverente invettiva la bambina che ella aveva in braccio cadde nel vuoto sottostante e – nell’attimo che il volo compivasi – il mare si ritrasse; ov’era l’onda muggente sottentrò un breve tratto di spiaggia arenosa e lì salva e sorridente, fu trovata la bambina. La madre  credette allora alla divina possanza della schernita Madonna e – per attestare il miracolo – mai più d’allora il mare ricoperse il luogo ov’esso avvenne”.Oltre a questa leggenda, l’arenile è legato storicamente alla morte di un Pontefice. Il

greco Sant’Eusebio, eletto Papa il 18 aprile del 310, è stato il primo Papa ad essere venuto in Sicilia, esiliatovi dall’imperatore Massenzio e morto il 17 agosto, appena quattro mesi dopo ilsuo arrivo, proprio su questa spiaggia.Leggende a parte, la scienza spiegherebbe diversamente il formarsi della strana spiaggia a ridosso del promontorio roccioso. La lenta emersione delle terre costiere geologicamente nell’era terziaria e l’accumularsi dei materiali d’alluvione proveniente dai colli sovrastanti – concorrendovi inoltre il dinamismo della costa – a tali fenomeni è certamente dovuta l’esistenza del mare secco, l’arenile di Tindari.La limitata importanza del fenomeno, se studiato dal punto di vista locale, poco ha attirato l’attenzione degli studiosi. Forse avanzi di costruzioni portuali e di navi (qui vi era il porto di Tyndaris), coperti da sedimenti, hanno determinato l’attuale arenile.Sempre in questo precipite costone, sopra le sinuose sabbie dei laghetti di Marinello, vi è una grotta, pressoché inaccessibile, dove un’antichissima leggenda vuole che abitasse una maga incantatrice (similmente alla Circe ed alle sirene d’Omero) che, dopo aver adescato gli ignari naviganti col suo canto sublime, li avrebbe finiti divorandoli orrendamente. Ma pochissimi riuscivano a raggiungere il sito dell’ammaliatrice, respinti com’erano dall’asperità del costone; per cui la maga ne rimaneva infuriata.È molto interessante di questa grotta il numero esteso di stranissimi fori lungo le pareti della dura roccia. Si tratta di fori perfettamente identici sia nella profondità che nel diametro, come può fare oggi soltanto un trapano a percussione usando all'istesso modo la medesima punta. Il mistero di questi strani fori – della cui natura non c’è una logica, materiale, spiegazione – ha rafforzato il mito dell’esistenza della maga incantatrice (di nome Donna Villa), suggerendo che altro non sarebbero se non le impronte della sua esistenza. Essa, infatti, secondo la leggenda, allorquando le sfuggiva una preda, sfogava la sua immensa rabbia contro le pareti della grotta affossandovi, con tutta la sua forza, le dita delle sue mani.

Tratto da Wikipedia

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