A ridosso del promontorio di Tindari, si trova Marinello: una serie di strani ed invitanti laghetti (dalle limpide acque, ove il mare è perennemente calmo e la sabbia delle spiagge è soffice e vellutata), che il dinamismo del bacino eoliano cambia continuamente, specie quando sull’arenile si abbattono violente le mareggiate.Sono molte le leggende riguardanti questo posto e il fenomeno ad esso connesso.La leggenda racconta, infatti, che “una signora venuta da un lontano paese con una bambina, per adorare la Vergine che immaginava bella, dal volto divino e soffuso da verginale candore, rimase delusa quando vide che l’effigie miracolosa offerta alla sua venerazione aveva al volto il colore bronzato di un’etiope; adempiuto a malincuore il voto, uscì sulla terrazza ove, pel disappunto provato, proruppe sdegnata: la vista di una schiava negra non valeva davvero il disagio del lungo cammino. Appena proferita l’irriverente invettiva la bambina che ella aveva in braccio cadde nel vuoto sottostante e – nell’attimo che il volo compivasi – il mare si ritrasse; ov’era l’onda muggente sottentrò un breve tratto di spiaggia arenosa e lì salva e sorridente, fu trovata la bambina. La madre credette allora alla divina possanza della schernita Madonna e – per attestare il miracolo – mai più d’allora il mare ricoperse il luogo ov’esso avvenne”.Oltre a questa leggenda, l’arenile è legato storicamente alla morte di un Pontefice. Il



